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 Oggetto del messaggio: Re: Sapore
MessaggioInviato: lun ott 17, 2011 6:04 pm 
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Eliminare i noiosi trasferimenti sarebbe bello, peccato che l'unica possibilità per farlo, quando si ha intenzione di percorrere circa 900 km in una giornata assieme alla propria cavalcatura è di farlo nelle ore in cui le trafficate arterie che portano a Milano sono sgombre, ovvero di notte.
Quindi sveglia alle 4 e partenza alle 5:30 di un mattino di fine estate per raggiungere il Glaubenbielen ed il Glaubenberg.
Sono due passi che si trovano a ridosso dei cantoni di Nidwalden, Obwalden e Luzern nella Svizzera centrale.
Non sono esattamente prossimi al confine per cui anche le strade da percorrere per raggiungerli vanno scelte con cura. Risultato: 10 cantoni ed 11 passi alpini da percorrere.
È settembre inoltrato e nonostante il caldo delle ore diurne, in moto alle 5 di mattina fa piuttosto freddo, raggiungo Chiavenna poco prima delle 7 ed immaginare il sapore della seconda colazione non fa che accrescere la soddisfazione delle mie papille gustative quando, una volta entrato nella pasticceria Mastai assaporo la brioche calda ed inebrio le narici con il profumo del buon caffè.
Risalgo in moto ed il sole comincia a far capolino tra le cime dei monti.
L'unico essere vivente in circolazione sembro essere io e gli unici rumori percepiti sono l'aspirazione roca di Hime ed il ruggito sommesso del suo motore. La luce del mattino ha un non so che di delicato, come se l'immensa mano di madre natura svelasse con cura e leggerezza una sorta di scura coperta di dosso ai monti. I chiaroscuri prima sfumati si fanno sempre più taglienti e le rocce assumono mille sfaccettature affilate come lame. Il cielo azzurro senza nemmeno una nuvola fa il resto. Il Maloja snocciola curve una dopo l'altra, la strada priva di ostacoli, solo sul muro finale prima dell'altopiano m'impone uno stop a causa dei lavori in corso per consolidare un terrapieno all'interno di un tornante.
Tiefencastel viene raggiunta attraverso Silvaplana prima e lo Julier poi; è il solito misto di stupore per la bellezza dei luoghi ed il piacere di guida per il quale non finisco mai di ringraziare gli ingegneri civili svizzeri.
Lenzerheide è un intermezzo piacevole per giungere a Chur e poi a Bad Ragaz, il campo da golf del paese assieme agli alberghi a 5 stelle rendono tutto permeato di un'aura di ricca esclusività.
Raggiungere Glarus è sempre un'emozione forte, quel tornante, quel 24 luglio 2010, la pioggia, l'olio, Hime in terra ferita. Fare quel tornante è sempre una sfida, ed ogni volta che ci passo scatta la carezza al serbatoio della mia fidata amica di scorribande.
Linthal è l'ultimo avamposto prima dell'inizio del Klausen, altro luogo che mi fa sentir bene per la natura selvaggia e per l'ostica e tecnica strada da percorrere. Le mucche al pascolo sono ancora tante, si vede che è ancora presto per l' “Alpabzug”, la transumanza che le riporterà al sicuro in valle per l'autunno prima e l'inverno poi.
É forse la prima volta che percorro “al contrario” il Klausen e devo dire che fatto da est verso ovest ha un fascino tutto particolare si ha la sensazione che le alpi glaronesi ti investano letteralmente con la loro possanza, e la picchiata verso Altdorf ti si rivela tale per la pendenza del percorso che non si è mai rivelata così evidente in salita.
Qui parte il mio giro da esploratore incallito, percorro strade mai percorse per scoprire posti nuovi.
Con mio disappunto scopro che poco prima del Vierwaldstattersee l'autostrada si immette sulla statale per scarsità di spazio di una delle sponde, visto che le montagne circostanti precipitano letteralmente nel lago. Traffico intenso eppure anche così la statale si rivela molto tortuosa e piacevole, ricca di tunnel con aperture panoramiche sul lago, quasi a sembrare delle fotografie panoramiche messe all'interno di grezze cornici in movimento.
Gersau ormai è alle mie spalle e percorro un alberato e rigoglioso lungolago prima di arrivare all'imbarcadero per la sponda sud.
Ho circa 20 minuti prima che arrivi il traghetto e resto ipnotizzato dal colore di questo lago.
Sorpresa inaspettata, come anche il lago di Walensee la prima volta che lo vidi, sono laghi presumibilmente morenici e la forza di arcaici ghiacciai non più presenti hanno letteralmente divorato le rocce delle montagne circostanti. Questo porta ad avere una viabilità incompleta, nel senso che entrambi questi laghi non hanno delle strade su alcune sponde, la montagna sembra voler verticalizzare il suo ingresso in acqua e questo rende molto più affascinante e selvaggio il tutto.
È bello poter pensare che nel cuore della vecchia Europa possano esistere piccoli scrigni di intoccato dall'uomo.
La traversata dura circa 20 minuti e faccio la conoscenza con una coppia di anziani mototuristi zurighesi che mi illustrano le montagne circostanti, dominate dallo svettante Pilatus. Beckenried si presenta come una tappa abbarbicata sul lato basso della montagna ed è per me un passaggio verso Sarnen. Questa bella cittadina si trova sulla riva nord dell'omonimo lago in una ampia e verdeggiante valle. Tipicamente svizzera, dal suo centro storico con l'impianto viario tipicamente medioevale, case a graticcio, tetti spioventi, piazzette con le immancabili fontane. Tutto potrebbe essere di un'altra epoca se non ci fossero negozi con strumenti tecnologici ed auto parcheggiate qui e la.
In realtà la mia fugace visita a questa cittadina è stata una svista, ad una rotonda ho semplicemente sbagliato svolta non vedendo il cartello per il passo del Glaubenberg.
Ecco, la Glaubenbergstraße comincia a far capire di che pasta sarà fatta dalle prime curve, ripide, ampie, asfalto perfetto, in poche centinaia di metri sei sopra Sarnen, il lago sulla tua sinistra prima vicino, dominatore incontrastato degli spazi che feriscono gli occhi per la disarmante bellezza del panorama, poi sempre più distante mentre la Straße continua a salire in modo più dolce ma inesorabile. Il Sarnensee si defila sempre di più dalla mia vista ed i pochi paesini montani protagonisti di questa terrazza naturale lasciano i miei pensieri e mi concentro di più sulla guida.
Questo posto mi ricorda sempre di più la Nockalmstraße, un percorso naturalisticamente stupefacente, boschi, pascoli, cime e rocce a perdita d'occhio ma è un luogo che come la più famosa strada alpina austriaca ti abbraccia e ti coccola più che essere una sfida ostica ed ostile come ad esempio il Klausen, altro piccolo particolare a ricordarmela sono le numerosissime weideroste, le grate per l'attraversamento stradale del bestiame, segnalate però meglio e posizionate mai in modo pericoloso.
A Poca distanza dal passo, la strada prende a scendere in modo disomogeneo, prima in picchiata poi in modo dolcissimo poi di nuovo in salita, insomma un profilo altimetrico decisamente poco stabile, il tracciato si fa molto tortuoso per qualche chilometro ma nonostante tutto sempre molto piacevole. Tornando verso nord si rientra nel cantone di Luzern lasciandosi alle spalle l'Obwalden, siamo in piena Svizzera centrale e l'effetto Heidi è garantito, mucche, pascoli, boschi, pace e tranquillità; una versione paradisiaca della vita montana anche perchè il Glaubenberg non è tra i più conosciuti passi alpini vista la vicinanza di mostri sacri come Grimsel, Susten, Furka e Nufenen.
Arrivato ad Entlebuch svolto a sinistra in direzione sud, la valle è ampia e verdeggiante, siamo su un altopiano a circa 800 mt s.l.m. ma la strada ritorna ad essere trafficata fin a Schüpfheim dove mi attende la svolta verso la Panoramastraße del Glaubenbielen.
Onestamente all'inizio sono rimasto un po deluso, ne avevo sentito le lodi ed invece i primi10 km sono abbastanza insignificanti, solo le due creste montane sulla mia sinistra hanno un aspetto degno di nota, per quanto riguarda la guida invece una delusione, strada praticamente rettilinea con pochissime curve, realmente non capisco il perchè sia una Panoramastraße...
la mia delusione muta in dubbio, prima moderato poi intenso, arrivato a Sörenberg dove incontro i primi impianti di risalita, la strada migliora sensibilmente come il panorama fin quando si rientra in Obwalden, diventa stretta sembra giocare a nascondino con boschi e prati, un continuo gioco di luci ed ombre che ad ogni passaggio regala panoramiche viste sulle vallate circostanti. Ok, il dubbio ha lasciato la mia mente per trovare la conferma che questo luogo va visto per quello che regala agli occhi ed alla memoria, la guida soffre un po ma realmente non importa. Le soste regalano viste realmente uniche appena dopo il passo.
Da li tutta la vallata dal Sarnen in giù si dischiude come un magico fiore in tutta la sua inimitabile bellezza.
Un punto d'osservazione privilegiato, che fa da premessa all'ultimo tortuosissimo tratto sino a Giswil in mezzo ad un bosco stratosferico.
Da qui il Brunigpass è a pochi chilometri di una strada ampia piacevole e tortuosa il giusto.
Non mi sono ancora fermato e sono ormai le 12:30, comincio ad avere fame ed arrivato in cima al passo mangio un croissant alle mandorle ed uno squisito succo di mela frizzante, mooolto svizzero...
Meirigen mi aspetta, e nella mia testa si sussegue una domanda:
“Grimsel o Susten?!?” .
Ho ancora pochi minuti per decidere cosa fare, ma questa domanda mi uccide.. Due tra i più bei percorsi elvetici che stanno facendo un incontro di box all'ultimo round nella mia povera testolina...
Innertkirchen, un bivio, una decisione, e Grimsel sia!
Buffo, i posti che ami sono sempre così identicamente diversi, una nuvola, un riflesso, un orario inusuale, tutto concorre a rendere speciale un luogo e la salita al Grimsel stavolta una ciliegina sulla torta in più: l'Oberaar, il suo rifugio ed il suo ghiacciaio.
Superata Guttannen, il lato aspro e apparentemente ostile del livello glaciale delle Alpi si fa sempre più vivo, i boschi lasciano il passo alla roccia viva, il verde si permea nelle sfumature della roccia come flebili lampi di colore.
Con il Räterichsbodensee ed il Grimselsee alle spalle giungo in cima al pianoro del Totensee.
Li un piccolo cartello bianco, un semaforo ed una strada così stretta che sembra una mulattiera mi indicano un nome: Oberaarsee.
La stradina è a senso unico alternato, alla fine è una strada di servizio che la KWO ha approntato per giungere alla diga dell'Oberaargletscher, che assieme agli altri invasi creano energia elettrica.
La Maestosità dei monti è il preludio di quel panorama che porta a vedere in lontananza l'Aletsch e lo Jungfrau, entrambi patrimoni dell'UNESCO. C'è una pace insondabile in questo luogo, non appena la strada comincia a scendere verso il Berghaus Oberaar spengo il motore di Hime ed assaporo il fruscio del vento, i profumi dell'alta montagna ed ammiro panorami mai visti prima, anche il Gelmersee prima non visibile. Rientrato sulla strada principale mi dirigo verso Ulrichen e poi verso Airolo tramite il Novena. Qui il meteo cela capricciosamente le cime più alte e le sfumature sempre più plumbee mi consigliano di aumentare il ritmo non dando a questo luogo l'attenzione che meriterebbe.
In compenso la Tremola percorsa in un tardo pomeriggio nuvoloso mi da una soddisfazione immensa, quasi non fosse di insidioso porfido, semplicemente unica.
A questo punto solo l'Oberalp ed il Lucomagno mi separano dal completare questo mio personalissimo tour.
Tour che si conclude con della fastidiosissima pioggia poco prima di Bellinzona che mi accompagna sin quasi a casa.
Alla fine 916,3 km fatti in giornata assieme alla mia fida cavalcatura, una giornata splendida che la pur poca ma intensa pioggia non è riuscita ad inficiare.


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 Oggetto del messaggio: Re: Sapore
MessaggioInviato: gio ott 20, 2011 11:12 pm 
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Marisa non c'è più da tempo,
eppure sapere che anche Mario, suo marito, è dipartito stamane mi lascia un gran senso di vuoto.
E' vero lui era un burbero e ombroso signore, però mi mancherà.
Non so perché ho sempre identificato in lui l'impersonificazione della Napoli bene, un non so che di aristocratico, una persona d'altri tempi che oggi si fa fatica a trovare.
Ora li immagino inseparabili come quando erano in vita, con le loro piccole discussioni, con il loro senso della famiglia.
Poi mi rendo conto che di nuovo la figliola di Paola non avrà la possibilità di approfondire la conoscenza con il nonno e che il futuro bimbo che arriverà tra 2 mesi non lo conoscerà proprio.
una vita senza nonni.
Mi rendo conto di quanto io sia stato fortunato ad avere avuto l'opportunità di conoscerli e di imparare a vivere grazie ai loro insegnamenti
Mi rendo conto che il tempo passa e che la nostra breve esistenza va vissuta e non rimpianta per evitare le sensazioni come queste, il non aver avuto la possibilità di "salutare" qualcuno a cui tieni è devastante.
Ciao Mario, buon viaggio....


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 Oggetto del messaggio: Re: Sapore
MessaggioInviato: gio ott 20, 2011 11:43 pm 
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Ciao Mario.

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Io non sono lento, sono gli altri che vanno più di me!

Oggi non faccio niente. Anche ieri non ho fatto niente, ma non avevo finito.


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 Oggetto del messaggio: Re: Sapore
MessaggioInviato: lun ott 24, 2011 10:09 pm 
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17 ottobre 2011
A volte comincia quando chiudi la porta di casa,
altre dopo.
Il viaggio, intendo.
Stavolta non saprei dirlo. Forse quando mi ha telefonato la P. per dirmi, con tre giorni di anticipo, che dovevo andare in Portogallo.
O forse con le dieci sedute in bagno di ieri mattina e le istruzioni del dissenten.
Di sicuro questo viaggio mi ha fatto comodo.
Almeno posso prolungare di quattro giorni l’estate, posso sentirmi meno in colpa se non ho fatto ancora il cambio di stagione.

Le volte che sono stata all’estero si contano sulle dita di una mano.
Prima di ieri.
Ora serve anche la seconda.
GINEVRA
PARIGI
BIALOWIEZA
MALAGA
FARO
E si riparte con FARO, ALGARVE, PORTUGAL.
La prima volta che faccio il bis.
Esattamente un anno dopo, e sempre nella settimana della Feria di Santa Iria, che dovrebbe essere una sorta di fiera dell’artigianato locale.
Teoricamente è un viaggio di lavoro, ma io sono qui solo e unicamente per far presenza. Per far vedere che l’università c’è. Non manca mai.
Il programma di questi giorni l’ho visto solo a Fiumicino e la bella sorpresa è stata quella di vedere che stamattina non c’era niente da fare (o da non fare).

Il trasferimento da casa a Faro è stato decisamente stancante, complice il fatto che tutta la mattina l’ho passata a pregare il mio intestino di smetterla.
Partenza ore 12.45 da casa. Giusto un bacio a M. che tornava in quell’istante.
Recupero di L a T** e via, direzione Roma.
In macchina non c’ero.
Non guardavo fuori, non pensavo, mi godevo solo il sole che filtrava dal finestrino come una lucertola e parlavo con E. l’autista.
Un bravo ragazzo, una persona pulita, onesta. Uno di quegli incontri che non ti fanno pentire di aver accettato certi lavori. Uno cui puoi dire “felice di averti conosciuto” perché è vero.
Ma E. ci ha lasciato a Roma.
Check-in. Controllo bagagli e puntualmente suono.
Cazzo, la cintura.
E l’hostess comincia a controllarmi. C. direbbe che l’ho fatto apposta solo per farmi mettere le mani addosso.
L’imbarco ritarda e faccio giusto in tempo a salutare M. al telefono prima di entrare in aereo.
Posto finestrino.
Le hostess della TAP sembrano le stesse dell’altra volta. Le guardo e cerco di ritrovare nei loro volti i tratti tipici dei popoli che hanno visitato la loro terra.
Solo dopo un po’ mi accorgo che della storia del Portogallo so poco e niente e che sto semplicemente tirando ad indovinare.
Ho il posto finestrino.
Ma fuori è buio.
Peccato.
Che poi perché? Ok, per la maggior parte del viaggio non vedo nulla, ma quando sorvoliamo la terraferma le ragnatele di luci che si vedono sotto di noi sono uno spettacolo.

L’odore di portogallo comincia a sentirsi con quella che dovrebbe essere la cena: una ciotola di riso al pomodoro con wurstel e forse pollo, ma forse anche maiale. Un frullato di frutta che non mangiavo da 26 anni e mezzo bicchiere di una bevanda al caffè.
Il panino dell’altra volta era meglio.
Lo scalo a Lisboa, causa ritardo, è rapidissimo.
Io comincio ad essere stanca e lascio anche il libro che stavo leggendo nella borsa.
Piazza del Diamante. Mercè Rodoreda.
Quei libri che da me non comprerei mai, ma che leggo ugualmente.
Non leggo da tanto tempo.
Con M. la sera non posso leggere a letto, così prima di partire ho scelto un libro “da viaggio”. Di quelli che son sicura di mangiare tra andata e ritorno.
È un libro strano. È più un quadro. Ci son tanti colori e pochi pensieri.
Son curiosa di vedere la fine.
Arriviamo a Faro. Taxi. Hotel Eva.
Quattrostellesulmare.


E come scendo dal taxi mi travolge una zaffata di aria calda che sa di salsedine e di pesce morto.
Una reception da rivista
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Total white.
Completamente vuota.
Design.
Sono alla camera 224, vista strada sul retro.
Le camere non sono all’altezza della reception. Si vede che son datate, ma nel complesso hanno tutto quello che serve.
Compreso un letto, anzi due, che è l’unica cosa di cui avevo bisogno ieri sera.

E stamattina mi son svegliata a Faro.
6.20 ora locale.
Neanche il sole s’è svegliato e sì e no che è pronta la colazione. Non se ne parla di tirarsi su.
Aspetto le 8.
Salgo a fare colazione.
E qui l’hotel Eva torna al top. La sala colazione è sull’attico. Finestroni enormi, vista mare, laguna, città. Si vede qualunque cosa.
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Scelgo un tavolo illuminato dal sole, una sedia che guarda fuori e faccio colazione.
Il mare ha dei colori strani al mattino. L’azzurro dell’acqua ha dei riflessi oro, ed è quasi grigio.
Sono colori da pochi minuti.
Da luce radente.
Per quando mi ricordo che ho il telefono con la fotocamera sono già spariti.
Peccato.
Ma neanche tanto.
Domattina sarò ancora qua…


....continua....

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 Oggetto del messaggio: Re: Sapore
MessaggioInviato: lun ott 24, 2011 11:06 pm 
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continua continua continua!!!!! :o :o :o :o :o


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 Oggetto del messaggio: Re: Sapore
MessaggioInviato: mar ott 25, 2011 12:16 am 
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18 ottobre.
L’aria del mattino qua è pungente.
L’alba, verso le 8, illumina la città e la laguna in un attimo.
Ma l’aria no.
Quella resta frizzantina ancora per qualche ora.
Ho passeggiato lungo il molo ieri, ho guardato i giovani gabbiani far colazione coi pesci morti, granchi godersi il sole.
Barche.
E uomini.
Ho visto il brulicare quieto di una città in cui si respira tranquillità.
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C’è un clima meraviglioso a Faro. Non fa mai troppo freddo e mai troppo caldo. Potrebbe essere (e per gli inglesi lo è) il luogo ideale per passare l’inverno.
È come riportare il calendario a maggio.
Come se si stesse rivivendo due volte la stessa estate, ma con calma.
A Faro ti sembra di avere tutto il tempo che vuoi.
Quando il sole si alza la luce è meravigliosa.
Il bianco di Faro è brillante ma non acceca. I colori sono nitidi, veri.
Il verde è verde, l’azzurro azzurro.
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E mentre mi guardo intorno su R.do Municipio non posso non notare il porpora di una bouganville e una vecchia panchina sotto.
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Mi avvicino per una foto e scopro che la porta accanto è di una bottega di uno che vende azulejos e vecchie cianfrusaglie.
Entriamo.
La puzza di vecchio, di polvere, di cose antiche, è inconfondibile.
Ci sono azulejos ovunque. Vecchi mobili, chiodi arrugginiti.
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Capolavori e storia.
Quella piccola, quella vera, quella fatta dalle persone comuni.
Gli azulejos a faro sono una cosa decisamente caratteristica. Ci sono case interamente rivestite.
Targhe, numeri civici, cartelli, te li ritrovi nei luoghi + improbabili.
Belli, decorato minuziosamente.
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E anche a guardare le ringhiere, le porte, le strade mi viene da chiedermi quanto tempo dovevano perdere nella realizzazione di queste piccole opere d’arte quotidiane.
E mentre giriamo, con L. parliamo, anche di lavoro e mi accorgo di Faro ogni tanto, all’improvviso.
Operai che lavorano, costruiscono, con una rena rossa che fa quasi impressione a vederla.
Altri demoliscono e pompano via acqua da uno scavo.
Se hanno intercettato la falda, a due passi dal mare, oggi saranno ancora lì che pompano.

Torniamo all’hotel e poi sul pontile, in laguna.
C’è la bassa marea e lo spettacolo è diverso dall’anno scorso.
Ma c’è la stessa barchetta relitta.
Morta.
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Eppure non è di morte la sensazione che si avverte.
Perché la fanghiglia in cui quella carcassa è invischiata è piena di vita.
Sì, forse è morta.
Ma non è sola.
Non con la bassa marea.

È quasi ora di pranzo. Dovrebbe arrivare C. ma non risponde al telefono. Forse il suo aereo è in ritardo.
Decidiamo di mangiare nel ristorante dell’hotel.
Prendo una bistecca di pesce spada.
Buona, ma non eccezionale. C’è + soddisfazione a guardarla che non a mangiarla.
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Alle 14 arrivano i portoghesi nel NFA e cominciano i lavori.
Rivedo gente che non vedevo da un anno.
Ma non so chi siano. Non mi importa di loro.
L’unico che sono realmente contenta di rivedere è Rui, il portoghese.
Parla un inglese strascinato, ma che riesco a capire.
È cantilenante, in tutte le lingue.
Non sta mai zitto.
Ma è simpatico. Una caricatura d’uomo.
Facciamo 3 ore e mezzo di riunione a parlare di modelli di previsione e cartoni animati.
Foto di gruppo e poi, mentre mi distraggo per mandare un sms a M, scopro che non torneremo in albergo, ma andremo a fare una passeggiata dove finisce la laguna e comincia l’Atlantico, quello vero.
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Emozionante.
L’atlantico immenso di fronte. Per citare Guccini.
Ed è vero.
Si percepisce l’immensità, la forza, la potenza della natura.
E mentre sto lì, a sperimentare sulla pelle il sublime di Kant, a sentirmi come in un quadro di Friedrich, mi giro e sono sola.
Gli altri si son già avviati verso il ristorante.

...continua

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 Oggetto del messaggio: Re: Sapore
MessaggioInviato: mar ott 25, 2011 8:05 am 
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continua suuuuuuu :)


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19 ottobre
Il ristorante era una trattoria infilata in un viale di villette costruite sulla lingua di sabbia che separa oceano e laguna.
Con molta probabilità tutte abusive.
Siedo di fianco a L e di fronte al vicegovernatore del Peloponneso. A fianco a lui c’è C. una sorta di assistente tecnico, interprete, animatore del progetto.
La serata passa via discutendo anche di politica.
Fa quasi ridere.
Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. I poveracci d’Europa.
Il greco è strano. È sicuramente un personaggio di gran cultura, ma ha la faccia da boss che la sa lunga.
Però è di compagnia.
E anche da tavolata. Ama bere e mangiare, ma non da solo. Ogni volta che si versa da bere lo versa anche ai suoi vicini, e fa lo stesso col pane.
Fa anche scarpetta nel vassoio, e fa strano.
Ma l’atmosfera è molto informale.
Ci sta.
Poi il sughetto delle vongole è eccezionale. Sono una specialità di Faro, e si capisce.
Ci portano anche un risotto di pesce.
Buono, soprattutto il pesce. Il vino anche è speciale.
Peccato che non mi ricordo mai di annotarmi il nome.
Poi arriva il dolce.
Dom Rodrigo.
Un cartoccio di stagnola di una decina di centimetri di diametro che racchiude un cartoccio di carta da forno.
Il cuore è una roba fatta sicuramente con uova, mandorle, zucchero e cinnamomo.
Le uova in realtà sono fios de ovo, praticamente fili d’uovo cotti nello sciroppo di zucchero.
Ma l’ho capito solo quest’anno. Il Dom Rodrigo l’avevo assaggiato anche l’anno scorso, alla cena sociale nel ristorante chic, ma il cartoccio era grande poco più di un ferrero rocher.
Torniamo in albergo e credo di essere crollata.
Stamani il programma prevedeva un’esercitazione con i bombeiros, i pompieri.
Purtroppo senza fuoco perché qua è ancora estate, non piove da mesi e il rischio incendi è ancora alto.
Partiamo per Silves, che pensavo fosse un’isola e ho scoperto essere una cittadina dell’interno.
La capitale dell’Algarve nel periodo della dominazione islamica.
Visitiamo un museo archeologico costruito intorno ad un pozzo del periodo islamico, simile a quello di San Patrizio.
Che non ho mai visto, ma dalle foto ricordo che dovrebbe avere una scala intorno.
E anche questo ha una scala.
E ancora l’acqua al suo interno.
La guida, bravissima, con un inglese estremamente comprensibile, ci racconta di Silves, dal Paleolitico al BackGammon del 1700.
Ci racconta dei primi insediamenti, dello splendore e del fermento di Silves.
E del declino, venuto coi cristiani e con il limo del Rio Arade.
Ho scoperto l’origine degli Azulejos e l’utilità delle ripetizioni di storia a M.
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Usciamo. E c’è A., l’autista della protezione civile portoghese che gioca con una gatta.
I gatti son ruffiani in tutto il mondo.
E parlano portoghese.
Porti-MAO.

È presto.
Ci portano a fare un giro in spiaggia.
Ma sento che potrebbe trattarsi di una falesia.
E sento bene.
Lo spettacolo che ci si para davanti è meraviglioso.
Una scogliera dai colori caldi che si staglia su un oceano azzurro.
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E noi che ci camminiamo sopra. In quello che credo sia un santuario.
Senora da Rocha.
Bianco.
Perfettamente bianco.
Sì, il Portogallo ha tanti colori, ma il nitore del bianco che ho visto qua non ha eguali. Giuro.
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Non avrei mai smesso di guardare, di fotografare, e di guardare ancora.
E mentre eravamo lì ad ammirare questo capolavoro della natura, decisne di gabbiani reali ci svolazzavano intorno, lasciandosi avvicinare con la speranza di ricevere qualcosa da mangiare.
Credo che chiudere l’estate con la luce del bianco di Senora da Rocha sia qualcosa che mi capiterà di rado nella vita.
Ma m’è rimasta dentro .
Negli occhi.
L’azzurro e poi il verde dell’acqua, i toni della scogliere, il verde della macchina mediterranea, son colori che posso ritrovare in giro, anche in Italia.
Ma quel bianco io non l’avevo mai visto.
E sarà uno dei ricordi più belli dell’Algarve.
Il viaggio sta per finire, è il momento dei saluti.
Generalmente per me formali.
Ho visto queste persone solo tre volte e non sono tipa da socializzazione internazionale.
Torniamo in albergo. Noi italiani e M. il francese.
Ci accordiamo per la cena, nello stesso ristorante dello scorso anno. Faro e Benfica.
Scendo un’ora prima degli altri e faccio un ultimo giro a Faro, che di notte diventa gialla per via delle luci.
Torno ai giardini, dove vanno a dormire piccioni e passeri e dove c’è odore di canarini.
Il tipico odore caldo degli uccelli.
Ma non c’è niente da fare.
Il viaggio è finito col bianco di Senora da rocha

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VIENI A SCOPRIRE IL MIO MONDO
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IO NON SONO ACQUA E SAPONE, IO SONO PANE E SALAME
IO NON SONO PELLE E OSSA, IO SONO PELLE E ORSO
Zavorrina scuola codone.
IO Ce l'ho SPORT" FAN CLUB
110 c'è
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 Oggetto del messaggio: Re: Sapore
MessaggioInviato: mar ott 25, 2011 11:26 am 
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Der Pragel und die Klöntal

L'approssimarsi dell'Autunno porta con se alcuni inconvenienti che il Mototurista incallito deve necessariamente prendere in considerazione durante la pianificazione del proprio girovagare.
Le ore di luce a disposizione diminuiscono e con loro anche le temperature, grazie a Dio il girovagare diventa decisamente più piacevole per il “Kawallo” ed il “Kawaliere”.
Non capita spesso di avere tempo per affrontare un viaggio infrasettimanale e ciò mi aiuta nella scelta della mia meta odierna, chiusa durante tutti i week-end dell'anno. A questo punto a me rimane solo il decidere le migliori opzioni per arrivarci e per tornare a casa.
Ore 5:20, nel buio più totale chiudo la claire del box, l'aria è frizzante e già immagino lo scendere della temperatura con la mia progressione verso il nord geografico.
L'umidità rende tutto più freddo, ovattato, tanto che i lampioni che illuminano la SS36 da Monza a Giussano sembrano avere una benefica e soffice aura dorata.
Nel mio avvicinamento a Chiavenna mi trovo ad attraversare prima dell'innocua foschia, successivamente infidi e glaciali banchi di nebbia. Chiavenna sembra scrollarsi di dosso la notte e concede se stessa alle prime soffici e diffuse luci dell'alba. Un cielo di un azzurro abbacinante fa da terso cappello alla diradante foschia. La consueta sosta presso la pasticceria Mastai fa da gustoso, caldo e fragrante preludio al gelo della Val Bregaglia.
Di nuovo, l'effetto dell'alba mi rapisce e l'umidità residua rende tutto più delicato e morbido rispetto a qualche giorno fa ( 916,3 ). I colori sono ancora quelli estivi anche se, qui e la, i larici cominciano ad indossare il loro scintillante abito dorato. Nel falso piano tra Vicosoprano e Stampa tutto sembra uno still-shot, immobile, senza vento, senza altro apparente rumore che il fruscio aerodinamico del mio Shoei ed il rombo di Hime.
L'ultima ascesa verso Maloja, prima sinuosa ed elegante come un serpente poi tortuosa come un budello sulla rampa finale dei 20 e più tornanti, mi catapulta in un bianco mare di nuvole basse.
Cartoline autunnali.
Non si vede nulla ma poi, per fugaci istanti, sprazzi di visioni di lago e di monti, prima sporadici poi sempre più costanti. La magia di Segls e Silvaplana è sempre ugualmente dissimile.
I primi tornanti dello Julier in direzione Tiefencastell mi regalano un colpo d'occhio inconsueto quanto fortunoso. Cime baciate da un sole dorato in un cielo terso, Silvaplana giace li,in basso, fagocitata da una distesa di aerea panna montata semovente.
Il limitare del bosco svela gradualmente la vallata morenica della Julierstraße ed il breve altopiano prima della cima si avvicina velocemente. Lame di luce come incisioni sulle rocce, le ombre lunghe e parallele appaiono come i segni di unghie di un arcaico demone felino celeste.
Il torrente che scorre verso valle come un impetuoso nastro argenteo, così luminoso da ferire gi occhi avidi di cotal bellezza.
La Sella dello Julier lascia il passo al digradante versante settentrionale che indossa ancora la fredda coperta della notte. Le mie membra appena rinvigorite dal calore del sole del primo mattino del versante sud, ripiombano in una “rinfrescante” realtà.
Tutto è ancora in ombra e l'odore della notte persiste insistentemente nelle mie narici. Giungo al lago di Marmorera ed essendo in anticipo rispetto ai miei piani, decido di far visita all'omonimo abitato che lo sovrasta.
Poche baite, un nastro d'asfalto stretto e tortuoso in mezzo ad un bosco di conifere, questa è Marmorea dorf. Il lago è li sotto, placido, ad attendere i primi raggi di sole.
Un minuscolo cimitero montano:
un tappeto di morbido muschio a rivestire un antico muretto di pietra a mo di confine tra vivi e dipartiti;
l'ingresso sotto forma di un meraviglioso cancello finemente decorato in ferro battuto;
uno sparuto manipolo di croci, anche loro nel medesimo stile del cancello, a segnare ogni tumulo;
Qui è celata la storia di un piccolo paese montano, custodita in pochi metri quadrati e circondata da un paesaggio magnifico.
Proseguo per Tiefencastell prima e per Lenzerheide poi, un crescendo di luce solare mi accompagna durante l'avvicinamento a Coira, percepisco la voce della notte che urla recalcitrante la sua contrarietà durante l'avvicendamento con il diurno dominatore.
Il Walensee appare ancora sotto una leggera foschia ma l'effetto cartolina è comunque garantito, non lascia mai indifferenti. La cantonale corre parallela alle sue ripide sponde, così come la strada ferrata. La complicità di un convoglio merci mi consente una singolar tenzone con la motrice color rubino. Tutto finisce nel giro di qualche chilometro, lei in una scura galleria a valle, presumibilmente verso Zurich, io sulla gustosa salita che porta sul Kerenzenberg.

Continua....


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 Oggetto del messaggio: Re: Sapore
MessaggioInviato: mar ott 25, 2011 3:12 pm 
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Der Pragel und die Klöntal - zweite kapitel

Una primordiale foresta di conifere mi inghiotte di nuovo, il Kerenzenberg è infido ma alla fine non riesci a non apprezzare gli scorci maestosi che sa regalare.
In mezzo al bosco l'asfalto è perennemente umido e nonostante sia di buona qualità con un tracciato da leccarsi i baffi, va sempre rispettato e mai sfidato.
In compenso al suo inerpicarsi sul fianco della montagna muta il suo aspetto in una speciale balconata panoramica sul Walensee che culmina a Filzbach.
Il lago quest'oggi di un colore così irreale che ho difficoltà a descrivere, un misto di blu cobalto con punte di turchese e smeraldo, semplicemente magnifico. Questo piccolo borgo ha veramente una posizione invidiabile.
La Kerenzenberstraße in prossimità della sua fine ha un ultimo sussulto di gloria, un panorama spettacolare su Glarus e le circostanti Alpi glaronesi.
Sono quasi le 10 ed ormai il clima è decisamente piacevole, non fa ne caldo ne freddo. Il sole splende e di nuvole nemmeno l'ombra.
Il Pragel mi attende e la mia curiosità cresce al passare dei km che mi separano da quella svolta a destra. Il cartello che indica la chiusura fine settimanale dice che sono sulla strada giusta, il Pragel e la Klöntal sono posti poco frequentati e quindi la strada è quasi deserta, la scritta “Offen” da il via ufficiale alla salita verso la sella che divide il canton Glarus dal canton Schwyz.
Mi stupisce vedere una macchina della Polizei su per di qua, ne capirò poi il motivo.
La vallata si preannuncia bellissima, stretta e verdeggiante. È già tanto che siano riusciti a costruire una carrabile... un miracoloso matrimonio tra natura e presenza umana. I colori autunnali qui in valle sono in divenire, un caleidoscopio di gialli, ocra, ori e rossi. Le cortecce degli alberi intrise d'umido mattutino rendono il muschio ed i licheni che le ricoprono un lucido velluto verde. Tutto è immerso nel bosco ceduo e solo con il procedere verso l'alto si cominciano ad incontrare le prime conifere. So per certo che nel mio incedere a breve avrò l'ennesima visione lacustre di questa giornata ma lo stupore del momento è stato uno dei momenti più belli che abbia mai vissuto in compagnia di Hime. Il lago è apparso improvvisamente, placido e liscio come una tavola, dopo un leggero scollinamento all'immediato limitare del bosco. Uscire allo scoperto di un'area così ampia dopo aver provato l'intimità del bosco toglie il fiato. Qui capisco la presenza della Polizei, che nel frattempo mi aveva raggiunto al limitare del lago.
Un suono di campanacci prima appena percettibile si fa via via più prossimo ed assordante.
Alcune centinaia di bovini stanno vivendo l' Alpabzug (transumanza) agghindati a festa con dei copricapi fioriti. La lenta ma inesorabile processione viene controllata da numerosi mandriani e mandriane vestiti a festa con i costumi locali.
Indubbiamente ai giorni d'oggi assume un connotato folkloristico ma riesce ancora a trasmettere il senso di fatica e di vita alpina che resiste da queste parti nonostante la tecnologia.
Le simpatiche vacche lasciano anche dei simpatici ricordini su tutta la sede stradale e l'aria prima frizzante e fresca si riempie di note acri e pungenti tanto da farmi arricciare le narici.
Assisto con pazienza al lento passaggio ed una volta che la Polizei me lo permette procedo sulla Klöntalerstraße costeggiando l'omonimo lago incedendo lento e sinuoso per evitare le deiezioni bovine. Richisau si trova sul lato opposto del lago in un piccolo piano alluvionale, piccolissimo borgo alpino che decido di non visitare, ho troppa voglia di arrivare in cima al Pragel.
La strada è sempre ostica a causa della transumanza, debbo fare più attenzione del solito, non solo è stretta ma anche con poca visibilità e le wiederoste sono sparse qui e la anche se ben segnalate.
Prati verdi e piccole coltivazioni fanno da cornice alla sede stradale fin quando il bosco lascia il posto ad un paesaggio si verde ma molto più spigoloso e roccioso. Anche qui una processione di bovini rallenta il mio incedere. Il bovaro mi fa segno di procedere senza problemi tra le mucche, sulle prime lo prendo per pazzo ma poi posso constatare che i suoi bovini sono molto tranquilli e socievoli, per nulla paurosi e riesco a superarli senza troppi patemi d'animo.
A questo punto ho pieno campo libero e scarico a terra parte dei cv di Hime per giungere finalmente al passo situato anch'egli nelle vicinanze di un laghetto alluvionale.
La discesa verso Muotathal comincia in un selvatico mix tra rocce e conifere che diventerà quasi un bacio tra me ed il bosco, tanto è fitto e vicino. La natura qui la fa da padrona e per l'uomo dev'essere stata un'impresa veramente titanica costruire questa stretta strada in questa stretta valle. La foresta che mi circonda in verità è una delle poche foreste vergini rimaste in Europa ed è ovviamente territorio protetto.
Muotathal appare prima dall'alto del limitare del bosco in una rara “finestra” tra gli alberi, poi si mostra come un paese piuttosto ampio che occupa tutta l'ampia vallata che si trova sotto la foresta.
Da qui a Schwyz, omonimo capoluogo del cantone in cui mi trovo la strada si fa sempre più dritta e con meno particolari da ricordare.
Ripercorro il sinuoso tunnel semiaperto che mi riporta ad Altdorf e la tentazione di percorrere il Klausen è alta ma per oggi ho altri programmi.
Andermatt e la Gasthaus Die Ochsen mi aspettano per un pranzo tipicamente alvetico.

Continua...


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 Oggetto del messaggio: Re: Sapore
MessaggioInviato: mer ott 26, 2011 11:29 am 
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La cantonale corre accanto all'autostrada, compressa sempre più dai monti che sembrano voler incombere su di noi e stritolarci in un'inevitabile morsa.
Poi una della due scompare sotto terra nella galleria del San Gottardo mentre per l'altra l'impresa potrebbe apparire ardua.
Di fronte a me un muro di roccia viva ma la cantonale sembra infischiarsene e procede temeraria certa di vincere la propria sfida. Per chi affronta per la prima volta questa salita ad un primo avvicinamento la stessa potrebbe mostrarsi impossibile eppure il genio umano ha trovato modo di sfruttare tutti gli appigli possibile per far transitare di qui mezzi di locomozione, Uno sparuto gruppetto di corte gallerie consente il passaggio nei punti più ostici mentre sinuosi ed ampi tornanti rendono la guida appagante nei piccoli terrazzamenti naturali a disposizione.
Al termine dell'ascesa poi appare quasi impossibile che al di la dell'ultimo tunnel ci sia un'ampia e pianeggiante valle dove Andermatt regna come incontrastata mater loci.
Comincio ad aver fame e la Gasthaus Ochsen è sempre più vicina..
Varcare l'ingresso di questo posto è sempre un piacere, dall'intensa luce esterna al soffuso calore dell'interno, tutto rivestito in legno scuro, l'occhio fa fatica ad abituarsi ma poi tutta questa “morbidezza” rende l'ambiente rilassato e riposante. Le immagini di una Andermatt in bianco e nero con le botteghe di un tempo senza la mondanità dell'attuale località turistica riportano indietro nel tempo e fanno capire la difficoltà della gente che viveva qui nel sopravvivere.
Siamo praticamente fuori stagione e quindi di clientela ve n'è poca in giro, qui oggi sono l'unico ospite e riesco anche a fare della simpatica conversazione con la ragazza che presidia il locale.
Ordino una “tages suppe” ed una “Fondue mit pilzen” ed un'ottima lager per dissetarmi.
La zuppa del giorno è una semplice minestra di verdure con un mix di spezie dalla moderata piccantezza che la rendono gradevolissima, ma il piatto forte deve ancora arrivare.
Sua maestà la Fonduta fa il suo ingresso su di un trono di metallo con tanto di fornelletto mentre lei è contenuta in un rustico padellaccio di coccio, a parte un cestino di dadini di pane di segale da tuffarci dentro.
Il profumo che si sprigiona dal piatto è un effluvio paradisiaco per chi ama i formaggi, la nota moderatamente alcolica inebria i sensi e la consistenza ed il sapore dei funghi completano il tutto perfezionandolo ulteriormente. Assaporo con tranquillità il tutto, non con la solita fretta da gola che spesso mi contraddistingue. La sosta qui va misurata con sapiente lentezza in modo da lasciare ai propri sensi il momento di godere di questa succulenta semplicità.
Chi critica la cucina elvetica lo fa senza discernimento anche perchè spesso quel qualcosa di simile all'italica sapienza culinaria qui non lo troverà. Ogni luogo ha la sua cultura ed i suoi adattamenti alle disponibilità e difficoltà del territorio, con tutte le tradizioni e le abitudini compongono quel mosaico che definisco storia di un popolo. Qui la semplicità e la rusticità delle materie prime fanno il resto.
Ristabilito il carico calorico mi rimetto in marcia, oggi devo verificare la fattibilità di un percorso alternativo al Lucomagno, tanto sgradito ai miei abituali compagni di viaggio.
Tschamüt è la mia prossima meta appena dopo l'Oberalpass. Il trenino rosso della Rätische bahn fa capolino tra le gallerie sulla veloce salita che porta al passo, un susseguirsi ci curvoni veloci e di tornanti dal raggio amplissimo che ti invitano a piegar sempre più la moto. La sede stradale è perfetta ed il panorama su Andermatt è da togliere il fiato. Dopo “il tornante in galleria di Max” ( Infida e bastardissima galleria con al suo interno una curva che in realtà è un vero e proprio tornante a chiudere, di Max perchè c'è ancora il segno della sua spallata li dentro ) un semirettilineo che porta in cima al passo dove è possibile tenere velocità da brivido. Appena passato i passo sembra di essere in un altro luogo, la sede stradale si fa stretta e tortuosissima con pendenze interessanti fin quasi a Sedrun dove invece riprende a scorrere con ritrovate caratteristiche di valle.
Disentis/Muster è il bivio incriminato:
destra e si proseguirebbe sulla più diretta strada per il Lucomagno ;
sinistra e si prosegue per Ilanz e successivamente per Bonaduz.
Oggi opterò per la seconda opzione, ma con una variante ben diversa dalla cantonale di vallata, seguirò la strada dell'altopiano di Obersaxen.
La discesa verso Ilanz è sinuosamente piacevole peccato per il traffico che con la complicità dell'orografia del posto non agevola il sorpasso. Il cartello per Obersaxen mi obbliga alla svolta a destra su per una stradina stretta ed umida, non mi convince e per parte dell'ascesa dubito di aver fatto la scelta giusta.
Invece superati i primi 3 o 4 km tutto appare nella sua grandiosità, vista a più di 200° tutt'intorno, sui monti, sulla vallata, sul bosco e sui borghi montani da attraversare.
Qui non esistono cancelli, barriere, ostacoli e qualsiasi cosa che intrappoli la quotidianetà delle famiglie all'interno di un ipotetico confine.
Tricicli e biciclette di piccole dimensioni sono a testimonianza che qui ancora è possibile giocare in cortile senza rischiare di essere investiti. Le mucche ruminano paciose nei prati ed i panni stesi al sole sono la prova di una naturale quotidianetà.
Qui in altura i cartelli per Ilanz scompaiono all'improvviso e così proseguo ad intuito ed a memoria del paesaggio circostante della valle alla mia destra. Giungo ad Ilanz, ci passo attraverso per pochi metri ed imbocco la Panoramastraße che mi porterà a Bonaduz. Il primo tratto è molto scorrevole, pochi centri abitati e la guida si fa sciolta ma al salire dell'altitudine sembra di immetterci in un paesaggio sempre più selvaggio ed ostico.
Qui il Reno ha scavato un vero e proprio canyon carsico e la carrabile deve necessariamente adattarsi in dimensioni e tracciato alle pareti della montagna.
Il sapere che di qua possono passare anche gli autobus postali della “Die Post” mi rende molto prudente. Il panorama è da togliere il fiato, le gallerie sono nude, roccia viva senza rivestimenti od illuminazione, alcuni passaggi sono a silouette ogivale, peccato non essere riuscito a fare una foto.
L'ultima curva cieca lascia di nuovo il terreno ad un fitto bosco e dopo una manciata di curve la strada scorre dritta come un fuso per una manciata di km fino a Bonaduz.
“Variante Panoramastraße” promossa, alla fine saranno una sessantina di km in più ma in ogni caso vale la pena la digressione per il paesaggio.
Ormai mi aspettano solo la Via Mala e lo Spluga per rientrare in Italia. Km che percorro in scioltezza senza fretta, la giornata è stata intensa ed impegnativa ma ricca di soddisfazioni.
Il Pragel è uno dei posti più belli che abbia mai avuto l'opportunità di vedere, non tanto per il piacere di guida, quanto per quello che questo passo secondario regala ai sensi.
Una breve sosta a Chiavenna e poi la solita noia per rientrare a casa.
Arrivederci alla prossima primavera Herr Pragel.


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 Oggetto del messaggio: Re: Sapore
MessaggioInviato: sab ott 29, 2011 5:41 pm 
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Buon riposo.

Arriva come ogni anno il momento di chiudere la stagione, una stagione intensa piena di bei ricordi, di giri, di incontri e di giornate passate assieme.
Il rituale è sempre lo stesso da oramai 4 anni: un giro, non importa quanto lungo purchè fatto rigorosamente da solo, poi lavaggio ed in fine lucidatura ed ingrassaggio catena.
La giornata parte svogliata, oggi non sono in forma, ma devo sfruttare il bel tempo per sistemare per bene al moto.
Mi vesto con la solita tuta da lavoro che uso in questi casi, scendo in garage, lei è li che mi aspetta e sa benissimo cosa sta per succedere.
E' impolverata, l'ultima volta che l'ho usata non l'ho stranamente coperta, ci sono ancora attaccati al cupolino i moscerini dell'ultimo giro...ma mi sorride lo stesso.
La porto fuori, la accendo....parte ovviamente al primo colpo....borbotta mentre la temperatura sale, la osservo...che bella che sei.
Salgo, ho in dosso solo la tuta da lavoro un casco jet e i guantini che uso in scooter, parto piano piano....mi dirigo a Gornate, con calma, eccomi davanti alla Pola, giro a destra ed inizia il breve rettilineo del monastero di Torba, arrivo al cavatappi, accenno quasi per scherzo ad una piccola piega nella curva a salire a destra....bello. Sono alla chiesa proseguo dritto, in un momento sono a Gornate Superiore scendo dal piccolo Stelvio e risalgo a Castiglione, imbocco la Varesina dritta e trafficata come sempre....
Arrivo al lavaggio anche qui il rito si ripete 5 euro: 1 lavaggio alta pressione e breve massaggio con la spugna per togliere il grosso, 2 Lavaggio con spazzola e lavaggio di fino con la spugna, 3 Risciaquo, 4 Ceratura, 5 Risciaquo finale.
Si passa all'ascigatura rigorosamente con pelle di daino, con calma senza fretta, in fondo son coccole.....
Uscendo dal lavaggio faccio i soliti 50 metri con i freni pinzati fino a che il potere frenanate non mi sembra adeguato, percorro il chilometro scarso dal lavaggio a casa, l'acqua accumulata negli specchietti mi bagna leggermente gli avambracci...tre rotonde, le ultime "curve" della stagione.
Sono davanti al box, lo apro, metto dentro la moto....prima il cavalletto posteriore e poi il sottocanotto.
Con la pelle di daino asciugo le ultime goccie sparse qui e la sulla moto, prendo il petrolio bianco ed inizio a pulire la catena, piano, una maglia alla volta: pennello e petrolio bianco, pennello e petrolio bianco....Smallz, come sempre, ha fatto un lavoro eccelso con la catena.....quando è perfettamente sgrassata passo all'ingrassaggio, facendo girare a mano la gomma avendo cure che il grasso penetri bene in ogni singola maglia.
Predno il wd40 e passo ai cerchi, che belli quando sono puliti, quasi ci si può specchiare, un passaggio di wd40 e poi anche qui il petrolio bianco per lasciare un piccolo film protettivo.
Verifico i cuscinetti e li olio un po'.
Prendo il sidol e passo alle marmitte...non so davvero come si possa pensare di sostituirle con un qualsiasi prodotto aftermarket...mah...metto un po' di sidol su della carta assorbenente ed inizio a massaggiare...le marmitte sono ancora tiepide, meglio mi aiuteranno a far tirare bene il sidol.
Con un pezzo di carta pulito lucido tutto ben bene...mi fermo e la guardo...cazzo che bella!
La porto fuori, pulisco il box e la riporto dentro, con calma la metto al suo posto.
Il solito lenzuolo la coprirà durante tutto l'invero.

Buon riposo ciccia, ci vediamo a marzo.

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Io non sono lento, sono gli altri che vanno più di me!

Oggi non faccio niente. Anche ieri non ho fatto niente, ma non avevo finito.


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 Oggetto del messaggio: Re: Sapore
MessaggioInviato: dom ott 30, 2011 6:23 pm 
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Buona notte, ed al prossimo anno. :o
Trascinerò il tuo indisciplinato padrone tra Austria e Germania :)


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 Oggetto del messaggio: Re: Sapore
MessaggioInviato: mar dic 06, 2011 1:15 am 
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Triangolazioni, distanze, sensazioni.
Mutevolezza, tutto cambia con il passare del tempo.
Vivere ha un che di crudele, ti rimescola le carte, quando stai provando qualcosa di piacevole ti porta con i piedi per terra, ricordandoti che dar per scontato le cose è errato.
Un seme piantato nel terreno avrà bisogno di mille attenzioni per arrivare a germogliare e poi crescere.
Lo stesso vale per le persone che entrano ed escono dalle nostre vite, alcune passano svelte senza lasciare che un piccolo graffio in noi, con il tempo ce ne dimentichiamo e la tela sul quale dipingiamo la nostra esistenza sembra sbiadire nel punto dove dovrebbe essere il loro posto. La tela però rimane inspiegabilmente intatta, in attesa di qualcuno che possa lasciare un segno più profondo, un piccolo capolavoro nel nostro personale mosaico.
Alcune persone sono più speciali di altre e atteggiamenti che in altri nemmeno scorgiamo, se sono loro a commetterli ci fanno male, è un po come se in quella tela qualcuno facesse un profondo taglio con una lama affilata. Difficilmente è riparabile e più pensi che dovresti soprassedere su tali sciocchezze, più pensi che per queste persone tu hai fatto molto, magari una telefonata fatta in un momento difficile, supporto incondizionato anche se in fondo sapevamo di non dover assecondare comportamenti autodistruttivi. Credo che la distanza in questo non aiuti a chiarire situazioni potenzialmente ingigantite dal tarlo del sospetto che ti convince del fatto che ti è stata mancata delicatezza per un bel gesto. Sai perfettamente che quel gesto non era dovuto, eppure tu lo hai voluto fare lo stesso però quando ti viene detto " ah vabbè ma io non mi preoccupo di nulla tanto ci pensi tu, so che andrà bene in ogni caso.." Eh no! non funziona così, pensare agli altri è impegnativo, accontentare tutti lo è, cercare di pensare alle individualità diverse e trovare un compromesso che vada bene per molti è molto più difficile di quello che sembri. Certo mi si potrebbe rinfacciare che nessuno mi ha chiesto nulla, che costruisco e disfo tutto da solo, però così sarebbe fin troppo comodo per gli altri, godono del mio impegno e poi non si rendono nemmeno conto che certe piccole attenzioni vanno pensate e poi messe in atto. Ebbene quando tutto ciò non viene considerato o considerato troppo poco magari con una frase buttata li.... ecco è li che la tela si rompe, si potrà riparare, lo so che sarà così ma non sarà più come prima, non potrà più esserlo ed è un peccato perchè forse pensavo, a torto o a ragione che sia, di meritarmi un po più di rispetto. Il sapore della delusione provocato da qualcuno a cui vuoi bene è veramente indigesto, specialmente perchè anche a distanza di giorni speri sempre che vi sia un segnale che però ancora non è arrivato.
Peccato....


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 Oggetto del messaggio: Re: Sapore
MessaggioInviato: mar dic 13, 2011 12:30 am 
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Alpenstraßen in Österreich

Anno avaro di ponti naturali, questo ha reso decisamente complicate le mie elucubrazioni itineranti sulle amate Alpi.
La pianificazione sommaria dei percorsi già stimola la salivazione del motosportciclante incallito.
Saranno approssimativamente tra i 2500 ed i 3000 km da compiere in una settimana scarsa.
Saremo, dopo defezioni importanti, solo tre Kawasaki: una Kawalletta in la con gli anni ma sempre con molto appeal e due signorine con qualche anno di differenza e con cm cubici a dividerle una Ninjona 2008 ed una Ninjetta 2011.
Insoma le nostre Signore si chiamano (rigorosamente in ordine alfabetico):
Hime,
Jona 2,
e Motovelocebianca.

Mauro arriva di venerdì sera in modo da essere pronti alla partenza al sabato mattina del weekend prima di ferragosto.
Luca ci raggiungerò a Zernez ai piedi del Ofenpass.
Il primo giorno avremo la compagnia di diversi amici trentini tra cui la Dru, Albi, Axa, Giuly e Zenith.
Per fortuna Agosto ha deciso di graziarci regalandoci una temperatura gradevolissima ed il trasferimento fino a Chiavenna per una gustosa prima colazione avviene in men che non si dica.
Esordisco con un "Fico, siamo in perfetto orario, anzi anche in anticipo..."
Devo assolutamente imparare a star zitto, ho la capacita intrinseca di tirarmi le sfighe addosso per troppa sicurezza che nemmeno uno jettatore riuscirebbe a fare..
La mia borsa da codone è un po lenta e decido di dare della tensione in più ad i tiranti, peccato che il tutto lo faccia a maniche corte con lo scarico rovente dei 140 km appena percorsi.
Leggero sfrigolio ed odore di pollo bruciato sono il preludio ad un intenso dolore.
Cominciamo bene, tutto il bonus accumulato viene perso inesorabilmente nell'acquisto di pomata contro le ustioni e bende elastiche autoaggrappanti.
Insomma il Maloja e tutta la piana di Samedan scorrono veloci a causa del nostro ritardo accumulato.
Arriviamo a Zernez in ritardo di circa mezz'ora e Luca, la Dru, Albi e gli altri sono li ad attenderci.
Rapidi saluti e via verso Martina, 50 km abbondanti di una strada piuttosto veloce ma a tratti infida con un panorama spettacolare, onestamente mi sono dovuto trattenere dal girare a sinistra a Susch, il richiamo del Fluela è insistente come la propria coscienza oscura, tentatore e maliardo. La voglia di vedere posti nuovi e dove non tornavo da anni vincono la sfida.
Lui sua altezza il Fluela sarà percorso altre innumerevoli volte quest'anno, in fondo è solo un arrivederci no!?
Scuol, capoluogo della bassa Engadina appare come su una terrazza esposta al sole di Sud est, posizione invidiabile, un palcoscenico privilegiato sulla gola creata nei millenni dall' Inn, quell' Inn che da il nome ad una località poco nota nelle Alpi, tale Innsbruck.
Il confine di stato tra Svizzera ed Austria appare come in una stretta gola nel quale un bivio porta a Nauders e da li al Resia mentre l'altra si insinua nella bassa vallata dell'Inn giungendo a Schalckl.
Noi optiamo per la "variante alta" le curve ed i tornanti di quella che amichevolmente chiamiamo "La Martina" son troppo gustosi.
Nauders è anche lei su un altopiano privilegiato in cima al Resia, noi imbocchiamo la ripida discesa verso Kajetansbrücke dove superato il ponte sull'Inn ci fermiamo presso un Imbiss dotato di ottimi e abbondanti panini. Peccato la presenza delle odiatissime vespe a disturbare il nostro pasto.
La fondo valle fino a Landeck è a tratti molto trafficata ma superiamo ostacoli a raffica e stavolta la TomTomDru ci fa strada verso il Vorarlberg e Sankt Anton.
Il Flexenpass ci attende così come una tra le località più glamour di tutto il Vorarlberg, Lech.
Da Pians, dove il profumo inebriante dei salumi affumicati della Handl Tyrol solletica le narici, la strada statale nonostante sia una fondovalle è veramente bella, molto varia dal profilo altimetrico da toboga che farebbe invidia ad un parco divertimenti.
Su e giù a volte in modo così repentino ed anche in piena piega in curva, nonostante le velocità tutto sommato lecite, i piacevoli alleggerimenti dello sterzo danno l'illusione di andar molto più forte.
Maestosa la natura dei lander più occidentali d'Austria, veramente ostica per l'uomo che ha comunque avuto il piglio per adattarla e non piegarla alle proprie esigenze.
Superato il primo "gradino" geologico un altro altopiano ci accoglie molle e dolce tra monti aspri dalle cime scoscese.
Sankt Anton è l'ultimo baluardo di questo mite paesaggio ricco di covoni di fieno, stalle e mucche al pascolo.
Sankt Christoph è luogo di confine, qui termina il Tirolo e comincia il Vorarlberg e da qui a poco il Flexenpass con le sue curve coperte, opera titanica e pericolosa per la friabilità di questi monti. In antichità nonostante l'altezza non proprio elevatissima veniva chiuso in inverno per il pericolo di frane e slavine. Poi si decise di ricoprire la sede stradale con una galleria porticata in modo che potesse essere percorribile tutto l'anno.
Zürs e la fascinosa Lech erano piccoli borghi alpini che vivevano dell'allevamento del bestiame ma il progresso e le splendide montagne hanno fatto di questo posto un comprensorio sciistico di primo piano.

Continua....


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 Oggetto del messaggio: Re: Sapore
MessaggioInviato: mar dic 13, 2011 3:48 pm 
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Sono commossa :o :o :o :o :o :o
(ho il cuore fragile!) :D


Mi sembra d'esser lì, tra i prativi del Voralberg a godere della vista e della compagnia dei miei amici Zetisti :guru: :guru: :guru:
Sono iper commossa... :? :? :? :?
Non aggiungo altro, solo un

Prosegui Dav nel tuo rievocativo componimento! :ok:


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 Oggetto del messaggio: Re: Sapore
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.... precisazione:
della vista dei monti, non degli amici! :)


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Dru ha scritto:
.... precisazione:
della vista dei monti, non degli amici! :)

anche berchè la vista dei monti è sublime
quella degli amici ( dal punto di vista puramente estetico ) una tortura cinese
:lol3:


Ultima modifica di Il Dav il mar dic 13, 2011 4:08 pm, modificato 1 volta in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re: Sapore
MessaggioInviato: mar dic 13, 2011 4:07 pm 
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ehm... :roll: :roll: :roll:
non potevo alimentare troppo il vostro ego ipertrofico. :) :) :) :) :)
Sì sì, siete proprio un Belvedere, una Schoenblick!!!


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 Oggetto del messaggio: Re: Sapore
MessaggioInviato: ven dic 16, 2011 3:36 am 
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Dal Flexenpass al Silvretta.

Il primo tratto in leggera salita ci porta ad un balcone naturale, con tanto di parcheggio annesso sulla valle sottostante, l'asfalto ha grana piuttosto grossa e non un buon grip.
Passiamo rapidi senza far foto( quelle che vedete le abbiam scattate il giorno seguente ma avrò di che raccontarne più in la ) e le gallerie "opercolate" lasciano la possibilità allo sguardo di spaziare su panorami mozzafiato. Il passo in se è a poco meno di 1800 mt, e e lo si attraversa appena dopo l'ultima galleria per arrivare in un'ampia vallata morenica dove Zürs giace solitaria.
Lo snaturamento di questa località è palese, grossi alberghi pluristellati presidiano i loci più prossimi agli impianti di risalita e immagino questo posto debitamente innevato e affolato.
Questa immagine stride fortemente con la scarsità di persone presenti in un weekend di metà agosto.
Da Zürs arrivare a Lech è un tiro di schioppo rapidissimo, una veloce e sinuosa statale, da percorrere per lo più in due lunghe ma luminose gallerie (grazie ad aperture sul lato sinistro ) che affiancano un ruscello montano. Lech a differenza di Zürs è un vero e proprio borgo con caratteristiche baite, tutto appare perfetto e curatissimo, non per altro è una delle località più esclusive per lo sci invernale.
Proseguiamo sulla strada statale che costeggia una profonda gola e qui la sede stradale si fa stretta a tortuosissima, dipanandosi in mezzo a foreste di abeti, purtroppo il fine settimana di ferragosto ci fa trovare un po di traffico da turisti anche qui e l'orografia ed la tracciatura della sede stradale non aiutano di certo nel sorpasso.
Giungiamo a Warth piccolo borgo del Bregenzwald e piccola comunità Walser di origine elvetica, a costo di sembrar ripetitivo anche in questo luogo la posizione naturale per chi ha scelto di insediarsi qui è stupefacente, una vista a 360 gradi sui monti circostanti.
TomTomDru prosegue imperterrita ed ad un incrocio a T con vista mozzafiato( stavo per fare un lungo per quanto imbambolato dal panorama ) gira a sinistra direzione Hochtannbergpass.
Ricominciamo a salire molto dolcemente dai 1440 mt di Warth ed in pochi scorrevolissimi km giungiamo sul passo, che coincide con una grande radura con laghetto annesso e grossa funivia.
La Bregenzerwaldstraße comincia la sua fase discendente infilandosi di nuovo nel bosco e 2 primi tornanti dimostrano di che pasta sarà fatto l'avvicinamento al Faschinajoch.
Qui tutto si restringe e complice un cielo azzurro ma con una leggera patina di umidità gli alberi appaiono come se avessero dei contorni sfocati e la luce del sole crea lame lucenti da dietro i monti.
Appena superata Neßlegg un primo gran tornante non fa che da gustoso preludio a quello che natura e uomo a volte riescono a creare.
Schröcken appare ben sotto di noi che arriviamo apparentemente sul nulla, invece c'è un viadotto-tornante che inquadra uno scorcio che a parole non riesco a descrivere. Purtroppo essendo in ritardo sulla tabella di marcia( alcuni di noi sarebbero rientrati in Italia ) abbiam proseguito a malincuore l'avvicinamento ad Au. A poco poco i grossi gradoni naturali che dal passo ci separavano dal piatto altopiano di Au vengono superati e di concerto anche il bosco fitto lascia spazio ad ampi pascoli e terreni coltivati.
La graziosa Au viene attraversata in un battibaleno e la salita verso il Faschinajoch può serpeggiare, che sfiga nemmeno un rettilineo :lol3: , verso i 15oo scarsi del passo che superiamo brillantemente per poi fare una sosta che dire panoramica è poco..
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Curve, esse, tornanti, c'è da avere i giramenti di capo in questa nascosta regione del Vorarlberg, ed il gruppetto composto dai "temerari" ( Dru, Axa e Albi ) che si sono aggiunti agli "ufficiali" ( me medesimo, Luca e Mauro ) procede lungo sentieri che son diventati strade a tratti approssimativi in quanto a manto stradale ma di un gusto nella guida sapido e dal sapore aromatico degli aghi di pino, un non so che di selvaggio.
Nüziders, assieme a Bludenz, è solo una tappa di noiosa pianura prima di quel capolavoro denominato Silvretta Hochalpenstraße, capolavoro ingegneristico che sembra disegnato apposta per far godere il motociclista, qui c'è tutto quello che puoi desiderare in una strada alpina, dallo strettissimo susseguirsi di curve e tornanti ad allunghi da oltre 200 orari(potenziali, si è sempre su una strada aperta al traffico... io l'ho fatta ai XXX però [vietato ai minori :sarcastico: ] )

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Io e la Dru

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da sinistra Mauro, Andrea(AXA), la Dru, il pirla(io) ed Albi.
In Accosciata da corsa da autoscatto Luca :lol3:

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Silvretta Stausee con il gruppo del Piz Buin

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la discesa ( mmmmmm non dire la velocità a cui l'hai fatta :lacrima: :nooo: :rossore: ) verso Galtür

Dal lago in cima alla sella del Silvretta scendiamo giù in picchiata, ormai è tardo pomeriggio ed i "temerari" dovranno ancora farsi innumerevoli km per rientrare in Trentino, gli "ufficiali" invece scopriranno come sono organizzati alla grande gli austriaci per la ricerca di un alloggio.
Ci fermiamo per un corroborante caffè con annesso gelatone nel centro di Galtür e poco dopo la Dru ci mostra com'è facile la prassi "ricerca del giaciglio per la notte".
un tabellone luminoso con tutte le possibilità di alloggio dal semplice Garni all'hotel ***** con tanto di telefono( gratuito ) per contattare l'albergatore. Per la modica cifra di 25 euro a testa per pernotto e colazione con garage al chiuso per le moto dormiamo al garni Dorfplatz.
Salutiamo i "temerari" che rientreranno a tarda sera in Italia mentre noi ci prepariamo a mettere le nostre moto del garage ed ad andare a farci una doccia ristoratrice.
Un solo e semplicissimo attraversamento pedonale ci separa dal Gasthof dove abbiamo consumato il nostro momento di sosta.
Alla sera decidiamo di tornare a mangiare li e mai scelta fu più azzeccata per circa 12 euro a testa mangiamo un menù compreso di zuppa, piatto principale e dolce a cui aggiungere l'ottima ed economica birra della Brauerei Fohrenburg di Bludenz.

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uno scatto artistico di Mauro dal balcone del nostro Garni

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i tre "Ufficiali" con le loro fide cavalcature... il mattino seguente prima della ripartenza.

Continua.....

Ad onor di cronaca gli scatti di questo primo giorno sono di Luca e Mauro, ho fatto un piccolo mix perchè di miei non ne avevo. ;-)


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